2013 un anno difficile
per i salumi italiani
… questo è il titolo del comunicato stampa dell’ ASSICA (associazione
industriale delle carni e dei salumi) pubblicato
il 16 giugno 2014.
Nell’articolo che ho
citato si fa un ampia analisi della stagnazione dei consumi da parte delle
famiglie Italiane e che l’unico sbocco per i produttori del settore sia quello
di aprire od ampliare i mercati esteri…
Giusto!! Ammesso che non capitino imprevisti come l’embargo
da parte della Russia verso i prodotti alimentari UE.
Molto spesso si guarda fuori ma non si cerca la soluzione in
casa dove il mercato della salumeria da taglio
è in deciso incremento.
Molti commenteranno ma se le salumerie ed i negozi di
alimentari stanno chiudendo come fai ad affermare una cosa del genere?
Chiude chi non si
differenzia chi non
si oppone con le giuste strategie alla grande distribuzione… ma vediamo in
dettaglio alcuni numeri, no!! Non vi spaventate soltanto poche cifre utili per
argomentare il discorso.
Uno studio della NIELSEN ( no non è quella dei saponi dei
piatti) ha calcolato che Il mercato nazionale della vendita dei salumi al
consumatore finale vale circa 6,8 miliardi…. Una bella cifretta.
Questa cifra appartiene per un 64% alla grande distribuzione
e per il restante 36% ai negozi tradizionali (normal trade), con un rapido
calcolo vediamo che 2.5 miliardi vanno al mercato dei negozi tradizionali.
Questi dati però vanno “ripuliti ”togliendo il valore dei salumi
da asporto preconfezionati e lasciando soltanto gli importi del servizio al
taglio fatto al banco.
4,8 miliardi è il valore è il valore “ripulito” ma qui c’è
una sorpresa!! La suddivisione del mercato pesa in maniera diversa… il 51% va
alla grande distribuzione ed il 49% ai negozi tradizionali
-salumerie,
alimentari, macellerie- la cosa comincia a farsi decisamente più interessante.
Cifre interessanti ma è importante conoscere i nostri
clienti, do per scontato che chi sta leggendo sia un imprenditore che voglia
che il suo negozio rimanga aperto e prosperi e che fa parte della categoria di quelli che si differenziano e non
propongono al proprio cliente gli stessi prodotti del supermercato o del
concorrente che si trova a 2 vetrine più in la e gli fa guerra sul prezzo.
Quindi conosciamo i nostri clienti o meglio conosciamo i
clienti che ci interessano…. Gli Altospendenti
che rappresentano il 20% della popolazione Italiana, hanno
tra i 35 ed 55 anni, utilizzano il web e sono informati sui prodotti che
consumano e vogliono conoscerne la storia, possono avere anche un reddito
inferiore alla media ma acquistano comunque prodotti di qualità, generalmente
preferiscono negozi legati alla tradizione e sono disposti a pagare un premium
price (prezzo più alto) per prodotti di nicchia.
Il dettaglio degli Altospendenti
, tra parentesi la media nazionale dei non altospendenti:
Atti di acquisto 4 volte al mese (media nazionale
1,5)
Scontrino medio 8,40 € (media nazionale 6,63 €)
Acquisto medio annuo 373 € (media nazionale 109 €)
Conosciuti i clienti di riferimento passiamo ai fornitori…
Va da se che nel nostro negozio non proporremo salumi che si
trovano nella grande distribuzione, autogrill ecc perché otterremmo come
risultato la fuga dei clienti
altospendenti ma selezioneremo produttori in grado di fornirci eccellenze
prodotte in quantità limitate che all’assaggio faccia dire… azz!! Che roba.
I nostri fornitori utilizzano materie prime altamente
selezionate, nazionali, controllano i loro fornitori e le loro produzioni
costantemente, non utilizzano conservanti ed additivi e, se per obbligo di
legge, devono farlo ne impiegano quantità molto limitate, danno la possibilità
di visitare i propri laboratori ed hanno produzioni limitate.
Certo trovare questi produttori non è semplice ed ottenere le
loro forniture ancora più difficile ma lavorandoci sopra e programmando la
produzione e le consegne potremmo esporre nei nostri negozi “gioielli” che
incrementeranno il fatturato, lo scontrino medio ed aumenteranno la
fidelizzazione dei nostri clienti… alla faccia della crisi!!
Quindi ricapitolando, puntiamo sui salumi da taglio
collaborando con piccoli fornitori
selezionati e coccolando i clienti altospendenti.
Ultimo spunto di riflessione, la fornitura dei salumi
Italiani al mercato russo vale circa 20 milioni di euro, salumi già pronti per
la vendita che i produttori non possono tenersi sul groppone e che
probabilmente saranno svenduti alla grande distribuzione che li metterà in “offerta”
costante con conseguente riduzione del mercato dei negozi tradizionali che
propongono prodotti commercializzati nei supermercati.
Sandro Tomei

